Cervo e il mare

15 maggio 2014
15 maggio 2014, Comments Commenti disabilitati

Forse, meglio sarebbe dire non “Cervo e il mare”, ma “Cervo è il mare”.

Cos`altro è infatti questo borgo di naviganti se non un veliero pronto al varo, un alato veliero di pietra morsa dal salino, che dall`alto spiega la vela barocca della Chiesa dei Corallini puntando deciso al mare aperto?
Cervo è nata alle onde frangenti alla risacca sotto le frustate del libeccio, è nata dalla iridescente spuma del mare volata quassù secolo dopo secolo a modellare pazientemente ogni roccia finché il sogno non si è completamente realizzato; perché questo è Cervo: un sogno fatto di pietra e acqua di mare.

E l`Uomo?

ingegno12aL`uomo di allora, quello dei secoli e millenni di fatica e avventura sui mari di tutto il mondo, forte di una fede dall`aspro sapore di sale, ricco della straordinaria epopea dei pescatori di corallo, che per secoli da qui sono partiti ogni primavera per sfidare a viso aperto i rischi del mare e le feluche dei `Turchi`, così come a mani nude ha affrontato e vinto gli Oceani di tutto il mondo.
Da sempre Cervo ha visto i suoi figli andare per mare, e si può ben dire che non esista qui casa in cui almeno uno degli uomini non sia stato, o sia tuttora, navigante; pescatore, nostromo, capitano o marinaio sui fragili barchi a vela che li promossero Caphornier sui mari dall`altra parte della terra; per tutto corredo `sacco e branda”, e via per la grande avventura.
Di loro restano qui struggenti memorie, segretamente racchiuse in modellini di velieri che stanno ora pudicamente seminascosti nel salotto buono a raccontare a chi sa ascoltare di tempi e uomini che non tornano più.

Quella, quella era `gente di mare`.
E per quei naviganti, al ritorno a terra altra casa non poteva esserci se non casa fatta dal mare in un borgo che sa tutto di salino, dove case appruate alzano ancor oggi dai loro terrazzi trinchetti e pennoni nell`ansia di correre incontro al mare che le aspetta lì sotto, che basta una bava di vento perché sembri volerne percorrere spumeggiando gli ombrosi carrugi come sangue ribollente nelle vene.

Un sogno chiamato Cervo fatto di memorie, speranze, di vento, di vele sotto le stelle, di albatros alti nel cielo, di aspra pietra che l`onda ha nel tempo amorosamente polito in un amplesso perennemente rinnovato di murmuri carezze al chiaro di luna, di frementi alla brezza squarci di spuma, di sensuali languori estivi, di possenti marosi reiteranti all`infinito un possesso cui Cervo tutta si abbandona: Cervo è tutta del suo mare, Cervo è il mare. di Franco Ferrero